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Sono Simone Bagatti, Dr. in Fisioterapia e Osteopata, e ogni giorno mi occupo di persone che convivono con:
Il mio obiettivo è aiutarti a ridurre il dolore, migliorare il movimento e trovare strategie concrete per stare meglio nella tua vita di tutti i giorni, non solo sul lettino.
In breve: il mio percorso
Ho iniziato i miei studi come perito chimico, ma ho presto capito che volevo lavorare con le persone più che con i reagenti.
Oggi svolgo attività di libero professionista nel mio studio a Scandiano, integrando l’esperienza fisioterapica con l’approccio osteopatico.
Come sono arrivato all’osteopatia
Non posso dire di aver sognato fin da bambino di fare l’osteopata.
Ci sono arrivato un po’ alla volta, grazie a una serie di incontri.
Durante l’università, in estate, lavoravo come imbianchino. Un collega, tra una parete e l’altra, continuava a raccontarmi di come un osteopata gli avesse cambiato la vita: prima si faceva “rimettere a posto la schiena” da un muratore, poi aveva scoperto l’osteopatia e le cose erano migliorate davvero.
Io, studente di Fisioterapia, ero piuttosto scettico: pensavo che certi problemi dovessero essere trattati solo dai professionisti sanitari “ufficiali” e che il muratore avrebbe fatto meglio a tirare su muri che a trattare delle schiene.
In quegli stessi anni, mia sorella soffriva di forti emicranie: attacchi che la costringevano a letto, le impedivano di lavorare e a volte persino di guidare. I farmaci l’aiutavano, ma la lasciavano svuotata e stremata per ore.
A un certo punto decise di provare un’altra strada e prenotò una visita da un osteopata di Reggio Emilia. L’ho accompagnata io, diviso tra curiosità e diffidenza.
L’incontro che mi ha fatto cambiare prospettiva
Durante la visita, l’osteopata iniziò proprio come faccio oggi io con i miei pazienti: ascoltò la sua storia, fece domande, guardò gli esami.
Poi la osservò in piedi e, con grande semplicità, spiegò che vedeva delle tensioni a livello di bacino, diaframma e cranio. Per me, che studiavo anatomia e fisiologia, quelle parole erano un invito a fare domande.
Gli chiesi:
Cosa c’entra il bacino con il mal di testa?
Perché il diaframma può influenzare le emicranie?
In che modo il cranio è collegato al resto del corpo?
Le sue risposte mettevano in ordine molti tasselli che avevo già in testa: le relazioni tra colonna, sistema nervoso, meningi, fasce, il modo in cui una zona “rigida” può condizionare il resto del corpo.
Nei mesi successivi, le emicranie di mia sorella si ridussero in frequenza e intensità. Imparò anche esercizi di respirazione e piccole strategie quotidiane che l’aiutavano a gestirle meglio.
Quell’esperienza, insieme al mio percorso di studi, mi ha fatto capire che volevo approfondire seriamente l’osteopatia.

Come lavoro oggi in studio
Tutto questo oggi si traduce nel mio modo di lavorare con le persone che vengono in studio.
Ti ascolto davvero
Prima di mettere le mani addosso a qualcuno, ascolto la sua storia: da quanto tempo c’è il problema, cosa lo fa peggiorare o migliorare, quali altri disturbi sono presenti, che lavoro fa, che tipo di vita conduce.
Guardo la persona nel suo insieme
Non mi limito alla zona che fa male: valuto postura, mobilità, respirazione, eventuali compensi. Un mal di schiena o una cefalea non nascono quasi mai “da soli”.
Uso un approccio manuale personalizzato
Scelgo le tecniche in base alla situazione, all’età, alla sensibilità e alla storia clinica di ciascuno, integrando il ragionamento fisioterapico con la visione osteopatica.
Ti spiego cosa sto facendo e perché
Credo molto nel dialogo chiaro: sapere cosa stiamo facendo, quali sono gli obiettivi realistici e cosa puoi fare tu nella vita quotidiana è parte fondamentale del percorso.
Continuo a formarmi
In ambito salute non ci si può permettere di “sentirsi arrivati”. Partecipo regolarmente a corsi, aggiorno le mie conoscenze e mi confronto con colleghi di diverse discipline, anche a costo di rimettere in discussione ciò che ho fatto fino al giorno prima.
Se pensi che possa esserti utile
Se ti riconosci in alcuni dei problemi descritti e vuoi capire se il mio modo di lavorare può essere adatto alla tua situazione, possiamo parlarne durante una prima valutazione in studio.